Le protesi tricologiche meno evolute non consentono alla cute di
traspirare provocando un ristagno di sebo e sudore che talvolta può
provocare delle irritazioni temporanee del cuoio capelluto.
Utilizzando le protesi tricologiche con base traspirante (come il sistema
Dermatec) la
cute ha uno scambio continuo con l'esterno.
No: i capelli si lavano e si acconciano come i propri. Naturalmente va
posta attenzione al taglio iniziale e periodico che va sempre eseguito da
un parrucchiere esperto.
Il dato è
estremamente variabile in funzione della secrezione sebacea e della
sudorazione del cuoio capelluto: in alcuni casi si può arrivare ai
30-45gg o più. Per motivi igienici è consigliabile però rimuovere la
protesi ed eseguire un’accurata pulizia almeno ogni 30 giorni se la
protesi è traspirante al 100% ed almeno ogni 5-7 giorni se la protesi è
poco o per nulla traspirante.
Esistono diverse opzioni: dai tradizionali biadesivi alle resine, dalle
microgocce alle clips che permettono di ancorare la protesi direttamente
ai capelli residui.
Dipende
essenzialmente dalle tecnologie di produzione e, in parte minore, anche
dalla cura della persona che la utilizza. Possono durare in genere da 1 a
4 anni, anche se con un'accurata manutenzione è possibile anche
raddoppiarne la vita.
Differenze
fra le varie protesi tricologiche e sistemi ortodermici
Nota
bene: (SD) dopo una caratteristica significa che è presente nel Sistema
Dermatec.
Citiamo tra le più importanti:
1. la sottigliezza della base che può variare da millimetri 0,1 (SD)
a mm. 4. Più la base è spessa più alta è la possibilità che si possa
vedere o sentire al tatto;
2. la traspirabilità della base che può variare da zero al 100% (SD).
Più elevata è la traspirabilità, maggiori sono le possibilità per la
cute sottostante di "funzionare" in modo naturale;
3. la costituzione della base che può essere di due tipi:
a.trasparente (SD) quando la cute sottostante è
visibile in
modo molto naturale;
b."tipo" cute: quel che si vede non è la
vera cute, ma una
riproduzione della stessa;
4. la flessibilità dell’insieme che può essere tra:
a. totalmente flessibile (SD) per seguire
perfettamente la curvatura del cranio e per offrire il massimo livello di
comfort in ogni situazione; assicura anche
una maggiore durata nel tempo;
b. rigido: disagio in ogni situazione, effetto
occlusivo, durata limitata nel tempo;
5. la modulabilità dell'insieme che può essere:
a) "su misura" (SD) per infoltire solo
le aree effettivamente diradate;
b) standard (copre anche le zone dove sussistono capelli
sani);
6. la gradualità: alcuni sistemi non chirurgici (SD) permettono un
cambiamento graduale dell’immagine, possibile
solo se disponibile con dimensioni e densità di capelli
crescenti, partendo da dimensioni molto piccole (2 cmq) e
densità di capelli molto basse. Le protesi tricologiche
invece, proprio per la loro caratteristiche costruttive non
possono "permettersi" di avere un numero naturale
di capelli, perché altrimenti svelerebbero la vista della base,
tradendo l’esistenza di un posticcio;
7) l’origine dei capelli che possono essere umani (SD) (detti
anche naturali) o sintetici (SD) (detti anche capelli chimici o
fibre). All’interno delle due categorie ci sono ampie possibilità di
diversificazione e quindi potremo avere capelli umani di pessima qualità
e capelli sintetici di altissimo pregio estetico e viceversa. Va chiarito
che oggi la tecnologia consente di produrre capelli sintetici
assolutamente identici ai capelli umani: solo una visione al microscopio
ne può svelare la diversa natura.
Come
sono fatte le parrucche e le protesi tricologiche
Le parrucche
solitamente sono costituite da tessiture in cui sono annodati i capelli;
vengono quindi rifinite con bordi in tessuto di seta, cotone o materiale
sintetico.
Le protesi tricologiche sono in genere costituite da una membrana sulla
quale vengono inseriti i capelli; la protesi viene quindi rifinita con
materiali che ne consentano una semplice manutenzione e una lunga durata
nel tempo.
Che
differenze ci sono tra parrucche e protesi tricologiche?
Le parrucche sono
sistemi che sostituiscono la capigliatura e che quindi coprono anche gli
eventuali capelli esistenti. Le protesi tricologiche integrano invece la
capigliatura ancora presente, pertanto devono essere prodotte con capelli
identici (colore, calibro, ondulazione) a quelli con cui vanno ad
integrarsi.
Solitamente le parrucche sono prodotti "standard" che si
adattano alla calvizie da coprire, mentre le protesi tricologiche quasi
sempre sono prodotte su misura rispettando quindi le dimensioni della
calvizie.
La parrucca presenta già una acconciatura che in genere non si modifica
mentre la protesi tricologica va solitamente tagliata ed acconciata
appositamente per "fondersi" perfettamente ai capelli esistenti.
I sistemi di ancoraggio della parrucca sono molto precari (di solito si
utilizzano delle fettuccie elastiche o delle clips), mentre quelli delle
protesi tricologiche sono in genere più sicuri (biadesivi, resine o
microgocce e clips per ancorarli senza prodotti adesivi).
Sono tutte le
metodiche atte ad infoltire un cuoio capelluto calvo o diradato in modo
non invasivo.
Fanno parte di questa categoria le parrucche, i toupet o parrucchini, le
protesi tricologiche (dette anche sistemi di capelli a contatto della cute
o sistemi di capelli integrati), i sistemi ortodermici come il
sistema Acquaflash.
Nasini Gianfranco
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